Dati preoccupanti, poche le risorse. Urge un confronto con le parti sociali sulle pensioni 2027

Nella riunione del 22 aprile u.s., il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato il Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026, che reca la rendicontazione sull’andamento della politica economica 2025 e definisce il quadro macroeconomico di riferimento per la prossima manovra finanziaria.

Solo qualche ora prima della riunione del CdM, era arrivata da Eurostat la doccia fredda con la conferma che il rapporto Deficit/PIL 2025 è fissato al 3,1%, il che non consente al nostro Paese di uscire dalla procedura di infrazione, che, se tutto va bene, è rinviata all’anno a venire. Una doccia fredda, che si innesta peraltro all’interno di un quadro di situazione fornito dal DFP con indicatori alquanto preoccupanti: crescita del PIL 2026 rimodulata al ribasso (dallo 0,7 allo 0,6%); rapporto debito/PIL salito al 137,1% nel 2025, con previsione di ulteriore crescita nel 2026 (138,6%); spesa pubblica lievitata dell’1,9% rispetto all’anno precedente e quella per interessi attestata al 3,9% del PIL, 87 miliardi circa di €, pari a quasi quattro manovre di bilancio, risorse queste tutte sottratte a investimenti e innovazioni; pressione fiscale anch’essa lievitata al 43,1%.

Un quadro macroeconomico che ovviamente preoccupa non poco, e che è dovuto in gran parte, secondo il Governo, agli effetti di cassa legati ai crediti edilizi e bonus vari, un quadro che però potrebbe anche peggiorare nel corso del 2026 in ragione del combinato disposto tra lo shock energetico prodotto dalla guerra in Iran, la fine delle risorse provenienti dal PNR e gli impegni già assunti in sede internazionale in materia di spesa militare, salita nel 2024/2025 dall’1,5 al 2% (+ 12 mld €) e che dovrà salire ulteriormente da qui al 2035 fino al 5%.

Dunque, un sentiero molto stretto per le politiche di bilancio, a meno che l’UE non sospenda o alleggerisca il Patto di stabilità, come peraltro chiede il Governo, e noi pensiamo sia questa una richiesta utile ed opportuna.

Ovviamente, una situazione di questo tipo non autorizza in alcun modo la speranza che la prossima legge di bilancio rechi misure in materia previdenziale di segno decisamente diverso rispetto al più recente passato. A tal riguardo, lo stesso DFP traccia un quadro non proprio ottimistico: la spesa pensionistica è cresciuta dal 2022 al 2025 dal 14,9% al 15,2% (e tale resterà anche nel 2026, per poi salire fino al 15,5% nel 2028), con la previsione di una crescita ulteriore fino al 17,1 % tra 15 anni. Il motivo, si legge nello stesso DFP, sta tutto nelle dinamiche demografiche, in particolare i pensionamenti “delle generazioni del baby boom solo parzialmente compensati dall’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento”.

Con questi chiari di luna, pensare alla promessa e auspicata riforma strutturale delle pensioni nell’ultimo anno di legislatura appare altamente improbabile per mancanza delle risorse necessarie, e analogamente improbabile appare la possibilità di introdurre incrementi significativi sui trattamenti pensionistici se non quelli a carattere perequativo in ragione degli adeguamenti ISTAT, e di varare nuove forme di pensioni anticipate, che i recenti dati INPS danno in forte calo (nel primo trimestre 2026, solo 56.004 i trattamenti liquidati di pensione anticipata pari al -8,97% sul 2025, con il crollo di opzione donna ridotto a soli 500 accessi).

Dunque, la pensione di vecchiaia e quella anticipata ordinaria rappresentano sempre più le uniche possibilità di uscita dal mondo del lavoro, con l’aggravante dell’aumento dell’età pensionabile introdotto dalla legge di bilancio 2026 (un mese dal 1.1.2027 e due mesi dal 1.1.2028), rispetto al quale avevamo registrato con piacere l’impegno del SSS on. Durigon a trovare una soluzione, che però appare oggi uaanto mai ardua.

Ebbene, noi pensiamo che, alla luce dei dati di situazione attuali e del quadro macro-economico delineato dal DFP, a fronte della prevedibile scarsezza di risorse che impediranno l’adozione di misure strutturali di riforma della legge Fornero, sia quanto mai urgente e indifferibile un confronto preliminare tra Governo e Parti sociali che metta a punto le misure possibili e praticabili da adottare con la prossima legge di bilancio. Ricordiamo a tal proposito che l’ultima riunione (tavolo tecnico sulle pensioni) è datata 18 settembre 2023, ed è dunque da quasi tre anni che manca un tavolo di confronto tra Governo e Parti sociali in materia di pensioni.

Lo chiediamo invano da tanto tempo, ma mai come oggi appare urgente, necessario e indifferibile. Speriamo davvero che questa volta le attese, nostre e di tutto il fronte sindacale, non vadano ancora una volta deluse.

Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati

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