Messaggio INPS: le somme erratamente trattenute andranno restituite con interessi e rivalutazione

E due! Dopo il caso dei 15-20mila pensionati che a marzo si sono visti accreditare erroneamente fino a 1000€ in più (poi da restituire), vicenda sollevata dal Segretario Generale FLP Marco Carlomagno e approfondita nel nostro Notiziario n. 8 del 23 marzo u.s., l’INPS inciampa di nuovo. Questa volta, a farne le spese sono i pensionati pubblici delle ex Casse INPDAP. Ricostruiamo la genesi e le ricadute di questo nuovo infortunio previdenziale.

Il Disegno di legge di bilancio per l’anno 2024 adottato dal Consiglio dei Ministri prevedeva una modifica di calcolo sulla quota contributiva della pensione per tutti i lavoratori iscritti alle Casse amministrate già dal Tesoro (Cassa per le pensioniai dipendenti degli enti locali-CPDEL; Cassa per le pensioni dei medici e infermieri – CPS; Cassa per le pensioni degli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate-CPI, e infine Cassa per le pensioni degli ufficiali giudiziari, degli aiutanti ufficiali giudiziari e dei coadiutori-CPUG), interessando all’incirca 700mila lavoratori in tutto. Per i lavoratori iscritti aqueste casse in possesso di meno di 15 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995 e collocati in pensione dal 1° gennaio 2024, il DDL Bilancio 2024 prevedeva la sostituzione delle tabelle con le aliquote di rendimento previdenziale in essere con nuove tabelle recanti coefficienti meno remunerativi, con pesanti penalizzazioni che ne riducevano ovviamente l’importo. Dunque, un cambio delle regole in corsa che toccava benefici acquisiti, e da qui la forte denuncia e il grido diallarme lanciato a suo tempo dalla nostra O.S., che ha costretto alla fine il Governo a proporre alcune significative modifiche nel maxiemendamento diventato poi legge di bilancio (L.30.12.2023, n. 213, commi dal 157 al 161), prima fra tutte, per tutte e quattro le categorie di lavoratori ex casse INPDAP, l’esclusione dalle penalizzazioni per chi avesse maturato i requisiti per il pensionamento entro il 31 dicembre 2023, nei casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di età o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza nonché per collocamento a riposo d’ufficio a causa del raggiungimento dell’anzianità massima di servizio prevista dalle norme di legge o di regolamento applicabili nell’amministrazione.

Dunque, nel corso dell’iter parlamentare, le pensioni di vecchiaia e quelle relative al raggiungimento dei limiti ordinamentali di servizio vennero escluse dalle penalizzazioni, che rimanevano così in vigore solo per le pensioni anticipate, cioè quelle liquidate in base al solo requisito contributivo, con una forte riduzione della platea coinvolta e con un impatto finanziario che era stato stimato allora in circa 40 mln per il 2024-2025.

Ma la correzione di rotta imposta dal Parlamento in sede di definizione della legge di bilancio 2024 non è stata poi recepita dall’INPS nel calcolo degli assegni dei pensionati delle casse ex INPDAP, che ha invece messo in un unico calderone le pensioni di vecchiaia, quelle per limiti ordinamentali e quelle anticipate, penalizzando così, dal 1° gennaio 2024 e sino ad oggi, tutte e tre le tipologie. Il discrimine, dunque, non era la cessazione dal servizio, ma la natura del trattamento.

La necessità del ricalcolo è stata ora riconosciuta dallo stesso INPS che, con il messaggio n. 787 del 5 marzo u.s., qui allegato, ha chiarito che le aliquote più “penalizzanti” si applicano solo alle pensioni anticipate, comprese quelle dei lavoratori precoci. Non vanno applicate invece alle pensioni di vecchiaia, anche in cumulo, non rilevando la motivazione delle dimissioni dal servizio. Ai pensionati interessati dal ricalcolo, saranno riconosciute le differenze sui ratei arretrati e gli interessi legali e/o la rivalutazione monetaria, calcolata a ritroso dalla data di riliquidazione del relativo trattamento. Gli eventuali indebiti saranno invece annullati.

Va però precisato che il msg INPS non ha quantificato né il numero delle pensioni da ricalcolare né l’ammontare complessivo dei rimborsi da effettuare.

Dunque, ancora un problema nel calcolo degli assegni pensionistici, ancorché risolto subito dall’Istituto.

A commento del primo errore, quello dell’assegno maggiorato a diverse migliaia di pensionati e ora da restituire, avevamo sollecitato INPS a “porre in essere da subito gli accorgimenti tecnici più utili a scongiurare per il futuro il ripetersi di analoghi inconvenienti”. A tal proposito, come FLP non mancheremo di segnalare il problema al CIV INPS nella prossima riunione di metà maggio sulla Relazione programmatica 2027-2029.

Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati

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