Si del Senato AL 2° maxiemendamento, il 30 P.V. voto di fiducia alla camera
Saltano, come da noi richiesto, le penalizzazioni sulle lauree e sulle finestre mobili
Dopo un percorso lungo, complesso e complicato, durato oltre due mesi, il 23 dicembre u.s., con 110 voti a favore, 66 contrari e 2 astenuti, il Senato della Repubblica ha approvato il nuovo maxiemendamento al DDL Bilancio 2026 predisposto dal Governo in sostituzione del precedente, arrivato in Commissione Bilancio del Senato solo qualche giorno prima e che aveva innescato una serie di reazioni negative, venute anche dall’interno della stessa maggioranza e segnatamente anche da suoi importanti esponenti, che hanno in un certo modo imposto al Governo una necessaria retromarcia con la riscrittura parziale del testo
Come CSE FLP Pensionati, al momento della presentazione del primo maxiemendamento, avevamo immediatamente denunciato (si veda il nostro precedente Notiziario n. 23 del 17.12.2025) l’ulteriore inasprirsi delle misure in materia previdenziale al solo fine di fare cassa per sostenere il maggior costo della manovra (da 18,7 a 22 mld. €), e questo in ragione delle penalizzazioni presenti in quel testo (penalizzazioni, ai fini della maturazione dei requisiti, per chi sceglie il riscatto della laurea; allungamento delle finestre mobili a partire dal 2032 per le pensioni anticipate ordinarie; introduzione del silenzio-assenso sul TFR per i neoassunti del settore privato).
Contemporaneamente, avevamo richiesto con forza il loro ritiro, in primis della norma che introduceva penalizzazioni sul riscatto della laurea che riduceva la spendibilità dei periodi riscattati toccando così diritti acquisiti. Una posizione critica espressa peraltro anche dalla stessa Presidente Meloni, che in Parlamento aveva manifestato un giudizio molto negativo al riguardo.
Da qui la presentazione a tamburo battente del secondo maxiemendamento da parte del Governo pervenuto in Commissione Bilancio nel pomeriggio del 22 u.s., che recava una nuova, parziale riscrittura della manovra: cancellati la penalizzazione sul riscatto di laurea e l’allungamento delle finestre mobili, mantenuta invece l’introduzione del silenzio-assenso sul TFR per i neoassunti del settore privato dal 1° luglio 2026 è prevista l’adesione automatica ai fondi di pensione integrativa di categoria, con il conferimento del proprio TFR, qualora il lavoratore non esprima entro 60 giorni dalla data di assunzione, una diversa volontà (ad esempio, lasciare il TFR in azienda).
Ma anche per questo secondo maxiemendamento il percorso non è stato agevole, in quanto prima dell’approdo in aula la Commissione Bilancio del Senato ha dovuto stralciare ben cinque norme a rischio di incostituzionalità, di cui una a seguito di specifica sollecitazione del Quirinale, quella che prevedeva il blocco del pagamento degli arretrati a lavoratori “sottopagati” in virtù delle decisioni di un Giudice.
Il voto del 23 u.s. del Senato sul secondo maxiemendamento consente però oggi di poter affermare che siamo oramai di fronte al testo definitivo della manovra, atteso che il prossimo passaggio (voto di fiducia della Camera) è in calendario per il 30 p.v., dopodiché avverrà solo la pubblicazione in GU. entro fine anno.
Ci sarà modo e tempo per procedere a un esame più dettagliato del complesso delle norme, vecchie e nuove, che presiederanno all’accesso al sistema pensionistico nel 2026 e come O.S. lo faremo sicuramente. Quello che possiamo però dire sin da subito è che la sempre agognata meta del collocamento in pensione, dopo tanti e tanti anni di lavoro e di servizio attivo, allo stato delle cose, non sarà di certo più agevole nel prossimo e negli anni a venire rispetto a quanto avvenuto in questi ultimi anni, nei quali si sono progressivamente ridotte le possibilità di pensionamento anticipato e i tempi di collocamento in pensione si sono progressivamente allungati.
È utile ricordare, a tal proposito, che nel 2026 non ci saranno più né “quota 103” né, e la cosa appare ben più grave, “opzione donna”, e che l’unica possibilità di pensionamento anticipato sarà l’APE Social, che comunque di fatto, più che una pensione, rappresenta una sorta di assegno ponte, temporaneo e selettivo, riservato ad alcune particolari categorie.
Va inoltre ricordato come la manovra di bilancio preveda anche, dal 2027, una riduzione delle risorse destinate al Fondo per i lavori usuranti e al Fondo per i lavoratori precoci, che negli anni a venire ridurranno ovviamente la possibilità di finanziare queste uscite anticipate.
Siamo però a fine anno, e allora vorremmo concludere con un auspicio in positivo: che il 2026 veda almeno la cancellazione dell’aumento dell’età pensionabile (un mese dal 2027; due mesi dal 2028) varata con la presente manovra di bilancio, di cui ha recentemente parlato anche il Sottosegretario al Lavoro, on. Claudio Durigon.
Vogliamo sperare che, almeno per quanto attiene a questo aspetto, gli impegni delle forze politiche al governo verranno mantenuti, di tempo fortunatamente ce n’è, dal momento che l’aumento dell’età pensionabile entrerà in vigore (primo step) solo a gennaio 2027.
Buon 2026, allora!
Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati